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Raccomandazioni rispetto all'art. 31 declinato nel contesto scolastico
La Commissione per l'inserimento dello psicologo in ambito scolastico si è confrontata con una serie di problematiche che hanno per oggetto il codice deontologico, la cui importanza nel definire campi e competenze del lavoro dello psicologo si è fatta sempre più pressante non solo in virtù delle richieste di professionalità e garanzia di cui è investito il professionista nello svolgimento della propria attività, ma anche come strumento indispensabile nel definire le prerogative, le specificità e il perimetro di competenza professionale proprio della figura dello psicologo.
Negli ultimi tempi, la Commissione ha vagliato con attenzione una serie di segnalazioni d'abuso o violazione del codice deontologico. Il risultato di questo screening degli avvertimenti pervenuteci ha indirizzato il lavoro della Commissione verso la disambiguazione dell'articolo 31, il cui impiego in ambito scolastico ha generato non poche perplessità e ha suscitato svariate prese di posizione in merito alla sua presunta mancanza di chiarezza. Questo documento vuole essere un chiarimento rispetto alle linee da tenere per il professionista che si appresta o già lavora in ambito scolastico. Tutte le attività dello psicologo che si svolgono all'interno del sistema scuola devono essere inserite nel Piano Offerta Formativa (POF), affinché ogni genitore al momento dell'iscrizione del figlio possa prenderne visione ed eventualmente esprimere le sue considerazioni e/o dichiarare la sua indisponibilità a che il figlio partecipi al progetto. L'intervento dello psicologo nella scuola può configurarsi a tre livelli: individuale, di gruppo e di sistema. • A livello del sistema scuola, rappresentando quest'ultima sia il committente che il destinatario degli interventi, e vista la peculiare specifica di un intervento che non prevede il focus dell'azione sui singoli individui, non si ritiene che possa essere chiamato in causa quanto previsto dall'articolo 31. • Gli interventi rivolti al gruppo si caratterizzano per avere come oggetto dell'intervento il gruppo inteso nella sua totalità; l'analisi dell'intervento non è quindi applicabile ai singoli individui che compongono il gruppo. Per le attività che si definiscono di gruppo non è quindi necessario il consenso esplicito di chi esercita la potestà genitoriale. Non sono da considerarsi interventi di gruppo tutte quelle azioni che, sebbene svolte in gruppo (somministrazione di test, screening per l'individuazione di disturbi d'apprendimento, valutazione degli stili d'apprendimento, etc...) hanno come obiettivo di diagnosticare o mettere in evidenza eventuali caratteristiche di un singolo individuo. • Gli interventi di tipo individuale sono subordinati al consenso di chi esercita la potestà genitoriale per quanto riguarda le attività non ordinarie; per quanto invece attiene alle attività ordinarie queste possono essere svolte anche in assenza di esplicito consenso di chi esercita la potestà genitoriale. L'Ordine degli Psicologi della Toscana, con delibera n° G/550 del 21-12-2006 stabilisce che "sono senz'altro da definire non ordinarie le prestazioni che richiedono un trattamento che si prolunghi (prevedibilmente) nel tempo, sia che tale trattamento si configuri come Ordine degli Psicologi della Toscana – Raccomandazioni rispetto all’art. 31 declinato nel contesto scolastico propriamente psicoterapeutico, sia che si tratti di intervento di sostegno e consulenza. Può invece essere considerata ordinaria soltanto una semplice singola seduta di osservazione del minore, fatta nel suo precipuo e specifico interesse". In virtù di quanto stabilito possiamo quindi ritenere che le attività di sportello istituite presso le scuole secondarie di primo grado non necessitano dell'esplicito consenso di chi esercita la potestà genitoriale, almeno per quanto riguarda il primo incontro con il minore. Successivamente, il professionista valuterà la necessità di acquisire il consenso o, onde evitare l'accusa di omesso intervento, provvederà ad informare l'autorità tutoria. Discorso a parte va fatto per gli sportelli di ascolto istituiti presso le scuole secondarie di secondo grado: per questi esiste infatti una legge (309/90) che ne consente l'attivazione e che stabilisce per il minore la possibilità di accedervi anche senza previo consenso del genitore. gli studenti che frequentano le suole secondarie di secondo grado e che hanno raggiunto la maggiore età possono, ovviamente, usufruire dello sportello senza che sia richiesto il consenso ai genitori. Per maggior chiarezza, riportiamo un elenco delle attività per cui è necessario il consenso di chi esercita la potestà genitoriale: • Qualunque attività di tipo psicodiagnostico • Orientamento professionale/scolastico • Screening rivolti all'individuazione di caratteristiche peculiari dell'apprendimento o del comportamento • Somministrazione di test • Qualunque intervento rivolto al singolo che superi la singola seduta. In conclusione, è opportuno che nel programma dell’offerta formativa sia specificato, relativamente al servizio di sportello di ascolto, che: “Il minore, a prescindere dal consenso espresso dell’esercente la potestà genitoriale, ha la possibilità di rivolgersi all’operatore psicologo al fine di relazionarsi con lo stesso; nel corso del colloquio l’operatore non dovrà travalicare i limiti dell’attività di sportello (ad es., non potrà iniziare attività di sostegno né tanto meno psicoterapia). Qualora emerga una situazione che palesi un significativo disagio, l’operatore coinvolgerà gli esercenti la potestà anche al fine di acquisire il consenso. Qualora invece si palesi una situazione di disagio che, nell’esclusivo interesse del minore, renda indifferibile ed urgente un intervento di carattere riservato, anche finalizzato all’acquisizione di ulteriori elementi, l’operatore dovrà attenersi a quanto specificamente previsto dall’art. 31 cod. deont. e, quindi, informare, tramite raccomandata, l’Autorità tutoria (giudice tutelare presso il Tribunale ordinario) dell’instaurarsi della relazione professionale”.
File e link correlati Linee guida Articolo 31 C. D.
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